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San Marino, Ciavatta (Psd): “Qualcosa non sta funzionando e giù le mani dalle pensioni”

Nicola Ciavatta, classe 1984, dal 21 luglio 2017 Segretario generale del Partito dei Socialisti e dei Democratici (PSD) di San Marino eletto al 3° Congresso del Partito. Laureato in Economia, da otto anni lavora come consulente societario e tributario in importanti società italiane ed europee del settore. Candidato al Consiglio Grande e Generale, nelle elezioni nel 20 novembre 2016 non è stato eletto.

Il PSD alle elezioni politiche del 20 novembre 2016 faceva parte della coalizione “San Marino prima di tutto” con PDCS, PSS, Noi Sammarinesi. Questa  coalizione il 20 novembre aveva ottenuto il 41,68% dei voti (il PSD 1.384 voti pari al 7,12%) contro il 31,43% di “adesso.sm” e il 23,18% di “Democrazia in Movimento”. Dopo il ballottaggio, che ha assegnato la vittoria inaspettata ad “adesso.sm”, il PDS ha eletto in Consiglio Grande e Generale solo 3 consiglieri. Occorre dire che il PDS aveva subito prima delle elezioni la scissione pesante di “Sinistra Socialista Democratica” (SSD) che è il partito di maggioranza relativa (con il 12,11% dei voti) della coalizione vincitrice e da un anno al Governo.

“adesso.sm” dirige lo Stato sammarinese da un anno. Le critiche nei confronti della sua azione di governo, soprattutto in campo economico, sono feroci, soprattutto da parte della DCS. Il PSD invece cosa dice in proposito?

«Oramai è appunto trascorso un anno dal momento in cui l’attuale Governo si è insediato quindi viene naturale stilare un bilancio del suo operato. Successivamente alla mia nomina come segretario del Psd – avvenuta nel luglio scorso – mi sono trovato alle prese con la crisi bancaria di Cassa di Risparmio; convocati dall’Esecutivo, siamo stati resi edotti di quelle che dovevano essere le misure per arginare una crisi sistemica ormai consolidata, che avrebbe dovuto vedere la cosiddetta “banca di sistema” protagonista del tanto agognato rilancio economico. Le critiche dell’opposizione nascono proprio da questo confronto, trasformatosi in una mera presa d’atto di quelle che si sono poi rivelate misure non adeguate alle quali politicamente non abbiamo potuto che opporci con forza. Qualcosa non ha funzionato e non sta funzionando, la crisi della Cassa di Risparmio e della sua governance ha portato al deposito di un bilancio con una perdita di 534 milioni, a seguito del quale si sono resi necessari interventi legislativi d’urgenza. È stato successivamente depositato un secondo bilancio con una perdita di 50 milioni, ma l’effetto sulla credibilità di un sistema già in difficoltà e sui risparmiatori in termini di allarmismo è stato comunque devastante; come conseguenza sono aumentati i deflussi di denaro verso l’esterno».

San Marino è a rischio default? Quanto è grave la situazione economica sammarinese?

«La situazione economica è grave, vanno evitati allarmismi è vero, ma occorre anche senso della realtà. Questo è l’aspetto che preoccupa maggiormente la popolazione. Si tratta di una sensazione diffusa, che viene percepita da tutti, forze sociali, datoriali e forze politiche di opposizione. Solo maggioranza e Governo, almeno pubblicamente, ostentano una sicurezza ed un ottimismo che non sono giustificati. Il bilancio dello Stato vale mediamente 550 milioni in termini di entrate, con una emissione di debito pubblico di 10 milioni circa ogni anno; nel 2017 subirà una impennata che lo posizionerà a 746 milioni ed il debito pubblico lieviterà da 10 a 200 milioni. Per lo meno questi sono i dati che trapelano. I numeri si commentano da soli, pensate in termini percentuali un impatto del genere sul bilancio italiano. La preoccupazione maggiore, tuttavia è rappresentata da nuovi investimenti che non crescono ai ritmi necessari per poter garantire la tenuta e lo sviluppo dell’intero sistema, dobbiamo tornare attrattivi e dare delle garanzie di tenuta e sicurezza a tutti coloro che vorranno investire nel nostro Paese».

Il fronte delle banche è quello più delicato, dove il Governo si sta giocando molto della sua credibilità anche a livello internazionale. È possibile salvare ancora il sistema bancario sammarinese. E come?

«L’adeguamento del sistema agli standard internazionali, che tutti i governi vantano come scelta lungimirante, in realtà non è un’opportunità, è piuttosto una necessità. Le indicazioni del FMI hanno richiesto l’analisi degli attivi bancari, questo ha portato all’emersione dei crediti deteriorati, i cosiddetti NPL che anche nel nostro sistema – come in Italia peraltro – rappresentano un valore importante, si prevede circa il 20%della raccolta, anche se dati ufficiali definitivi non sono stati ancora forniti. In Europa oggi si dibatte sull’opportunità o meno di adottare un “Addendum” che Draghi propone per una selezione più attenta di tali crediti, ci si preoccupa perché che la cura, potrebbe influire sulla concessione del credito alle imprese ed interrompere la spirale virtuosa della ripresa economica. Da noi la scelta su Cassa di Risparmio è stata quella di un intervento violentissimo che ha richiesto una ricapitalizzazione attraverso un investimento pubblico pari alla metà dell’intero bilancio dello Stato. Abbiamo intrapreso una “cura da cavallo” che rischia di avere un impatto negativo su tutto il sistema. Il Governo si è sempre appellato all’autonomia della bBncaCcentrale incensando le sue azioni – talvolta errate alla prova dei fatti – evitando di supportarne l’azione con decisioni politiche, salvo poi condannare la stessa Banca Centrale di punto in bianco quando c’erano delle decisioni tecniche da prendere, inibendola con l’emanazione di uno specifico decreto; un azione quest’ultima che il FMI non ha per nulla apprezzato. Come ho già detto, qualcosa non ha funzionato a danno dell’intero sistema. Ora l’unica speranza è che ci siano investitori internazionali che sottoscriveranno il debito pubblico sammarinese di 200 milioni e che tale debito possa avere un mercato ed essere smobilizzato in caso di necessità. Se così non fosse i titoli del debito pubblico cosa varrebbero? Questi volumi dovranno essere custoditi da banche depositarie che poi possano seguire e verificare costantemente la tenuta del nostro sistema economico. La nota positiva è che non saremo i soli a volere e ad auspicare la “tenuta” del nostro sistema paese, ammesso che nessuno poi decida di speculare sul nostro debito».

Lo abbiamo chiesto anche al capogruppo SSD Giuseppe Morganti: è possibile che tutte le magagne finanziarie italiane, europee e del mondo finiscano per passare da San Marino? Quello che abbiamo letto in questi mesi nel corso dei processi ai maggiori responsabili politici sammarinesi degli ultimi decenni sarebbe una vergogna nazionale per un qualsiasi paese del mondo. Cosa dobbiamo ancora aspettarci dai processi incorso?

«Purtroppo le famigerate vicende in ambito finanziario ed il loro intreccio con la politica hanno avuto conseguenze devastanti sull’immagine di San Marino. Di conseguenza la credibilità della classe dirigente è stata messa a durissima prova. Questo non significa però che non ci si debba più impegnare in politica. Soprattutto per i più giovani dovrebbe essere l’occasione per mettersi in gioco, scendere in campo ognuno con il proprio bagaglio di valori; lamentarsi di ciò che non funziona senza tentare attivamente di migliorare lo status quo non ha senso, in particolare se si vive in un piccolo contesto come il nostro. Non esiste solo la politica, l’impegno sociale può avere diverse sfumature e sfaccettature, il mondo dell’associazionismo culturale e del volontariato per esempio rappresentano un’opportunità concreta di impegno volto a migliorare la società in cui viviamo».

Contrariamente ad altre formazioni politiche,si legge che il PSD dedica grande attenzione ai temi del welfare: rinnovare sì, ma tutelando le fasce più ampie possibili dei cittadini sammarinesi. Non è difficile fare ciò in questa situazione economica del Paese?

«La nostra principale preoccupazione come PSD è proprio la crisi economica. Ora rischiano di ridurre le risorse che fino ad oggi hanno garantito il funzionamento del sistema di sicurezza sociale, un welfare diffuso quello sammarinese che da sempre ci è stato invidiato. Abbiamo un sistema previdenziale e pensionistico che in parte è già messo a rischio ed ha richiesto interventi di perequazione introducendo dei criteri contributivi. Come PSD siamo fermamente convinti che non vadano ridotti i servizi ed attuati tagli selettivi; crediamo al contrario che dovrebbe esserci un allargamento degli stessi alle famiglie più bisognose, ai giovani, alle giovani famiglie. Questo sarà possibile solo se ci sarà crescita economica, se aumenteranno gli occupati ed i posti di lavoro. Oggi è il welfare quello che rischia un serio ridimensionamento. Difenderemo ogni tentativo di incursione sui fondi pensione i quali possono rappresentare una scorciatoia per il reperimento delle risorse finanziare; per noi non è la strada giusta e ci opporremo con tutte le forze».

Oggi il PSD è ancora alleato con la DCS? Gli elettori al ballottaggio hanno decretato che questa coalizione era il “vecchio” della politica, nonostante che i risultati della precedente legislatura non fossero male. E’ giusta questa valutazione? I rapporti del PSD con il Governo sono diversi da quelli della DCS? Esiste un percorso politico di unità con il PSS?

«La coalizione che ci ha visti alleati con la DCS e il PSS ha perso le elezioni. Purtroppo non è stata percepita come promotrice del rinnovamento e di quel cambio di passo che la gente si aspettava, che ha voluto punire in primis la DCS. L’attuale legge elettorale tuttavia richiede un approfondimento, una lettura politica più attenta: si può anche vincere al ballottaggio ed anche la minoranza può vincere come è successo, ma poi si deve governare. Oggi constatiamo che se non esiste un omogeneità politica tra le forze che compongono la maggioranza, i risultati sono tutt’altro che soddisfacenti. Il PSD è impegnato a riaprire un dialogo con tutte le forze riformiste che a causa soprattutto di personalismi – ancora oggi duri a morire – sono divise. Vista la domanda specifica, posso sicuramente dire che il miglioramento dei rapporti con il PSS – e non solo – volto a trovare terreni comuni di confronto è uno dei nostri obiettivi, la nostra base è più vicina di quanto i vertici possano credere; sono molti ad aspettare l’inizio di questo percorso. Le attestazioni di incoraggiamento che abbiamo ricevuto in questi mesi ne sono la prova, tuttavia come PSD non escludiamo nessuno da questo percorso, che deve passare per una riscoperta dei valori propri della sinistra, i quali vanno attualizzati altrimenti rischieranno presto di entrare nei libri di storia, ma creando di fatto un impoverimento culturale, a mio avviso, per la nostra società e per noi tutti. Per fortuna non siamo l’unica forza politica in campo che la pensa così, questo mi fa ben sperare per il futuro».

E sull’Europa qual è la vostra posizione? Il referendum sull’Europa del 2013 è stato dimenticato?

«Come PSD non ci siamo assolutamente dimenticati del referendum, piuttosto questo Governo sembra aver messo in soffitta una procedura lanciata nella legislatura precedente. È evidente che nella maggioranza ci sono delle forze politiche alle quali questo aspetto interessa poco, in un momento in cui ci dobbiamo riprenderci economicamente, dobbiamo invece migliorare la nostra reputazione ed avere una collocazione internazionale, non si può non partire dall’UE. Cosi come siamo posizionati oggi, continuiamo ad essere svantaggiati sia come persone fisiche che come persone giuridiche. Siamo discriminati non essendo europei ed avendo fatto una scelta nei fatti di adesione alle direttive UE più importanti. Abbiamo già in programma iniziative consigliari per rimettere questo tema al centro dell’attenzione».

Una cosa positiva che a San Marino c’è e funziona?

«Probabilmente la cosa che si percepisce come più “funzionante” a San Marino riguarda la sicurezza, la vivibilità. Nei diversi Castelli, infatti qui si vive bene, e ci si sente tranquilli. Non è un fatto da poco considerati gli episodi, talvolta anche efferati ahimè, di cui si sente parlare in Italia o in Riviera. Forse potremmo anche citare la minore pressione fiscale rispetto ad altri Paesi, che però negli ultimi anni sta comunque inesorabilmente aumentando anche per i sammarinesi. Proprio nei giorni scorsi è stata prevista dal Governo una nuova tassa patrimoniale e prorogata la minimum tax sulle società, misure di austerità che rischiano di avere effetti recessivi sull’economia se non verranno accompagnate da riforme strutturali del sistema. Le maggiori imposte rischiano di frenare lo sviluppo e  di causare un effetto disincentivante, proprio ciò di cui non abbiamo bisogno oggi».

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