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Rimini, caso Matrella: le dichiarazioni di Rompi il Silenzio e della Provincia tra rabbia e dolore

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna si esprime sull’arresto di Clarissa Matrella, ex presidente di Butterfly, sedicente associazione in aiuto alle vittime di violenza.

«È di questa mattina la notizia che la presidente di un’associazione della provincia di Rimini, che secondo le agenzie di stampa “avrebbe dovuto occuparsi di violenza di genere”, è stata arrestata perché accusata di estorsione, malversazione e truffa nei confronti delle stesse donne che avrebbe dovuto sostenere. Da tempo il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna, nell’esercizio della propria funzione di vigilanza su quanto avviene sui territori in merito al contrasto della violenza sulle donne, aveva presentato vari reclami alle istituzioni contro l’indebito utilizzo di fondi pubblici da parte dell’associazione Butterfly – spiegano – , tanto è vero che non ècompresa nell’elenco dei centri antiviolenza riconosciuti dalla Regione Emilia-Romagna
(https://parita.regione.emilia-romagna.it/violenza/temi/la-rete-delle-case-e-dei-centri-antiviolenza)».

«Oggi è nostro preciso dovere, pur considerato che le indagini sono tuttora in corso, fare chiarezza. L’associazione Rompi il Silenzio di Rimini, che fa parte del Coordinamento, da 14 anni attiva sul territorio e che ha accolto 2044 donne, non è in alcun modo coinvolta né interessata dai fatti dei quali si parla. Non chiede, né ha mai chiesto contributi di alcun genere alle donne, non effettua servizi a pagamento, ma al contrario fa fronte ogni giorno a compiti e doveri sempre nuovi e crescenti con le proprie operatrici e volontarie, e con l’indispensabile aiuto di tutti».

«E non perché sia speciale, né particolarmente meritevole. Solo perché, banalmente, è un Centro Antiviolenza.
Un centro antiviolenza – continuano – lavora con le donne per offrir loro e ai loro figli/e protezione e sicurezza, è prevenzione, sensibilizzazione, cultura. Ma anche sostegno legale e psicologico, supporto educativo, relazioni con Servizi Sociali e le altre istituzioni, è formazione e aggiornamento continui».

«Per Rompi il Silenzio, il Centro Antiviolenza di Rimini, la propria stessa identità sta dentro tutto questo e in molto altro ancora. Soprattutto, un centro antiviolenza si fonda sulla gratuità assoluta di tutti i servizi che offre alle donne, in linea con tutti gli standard nazionali ed europei. Rompi il Silenzio di Rimini non ha fondi propri: tutto ciò che ha, tutto ciò che tutti i Centri Antiviolenza possiedono, lo deve alla comunità, agli Enti, alle istituzioni e alle private e privati cittadini. E tutto ciò che ha viene utilizzato per le donne. I Centri si radicano in questo, nello spirito di servizio, nell’accoglienza gratuita alle donne che subiscono violenza e che intendono uscirne.Proprio in questa settimana Rompi il Silenzio è impegnata in una raccolta pubblica, alla quale già centinaia di cittadine e cittadini, riminesi e non, hanno spontaneamente aderito, di fondi e dotazioni scolastiche per le necessità dei minori ospiti delle strutture in protezione. E questa è un’altra ragione, tra le tante ovvie ed evidenti, per cui prendiamo nettamente le distanze dall’associazione Butterfly e dal suo modus operandi», concludono.

A queste dichiarazioni si aggiungono quelle  della consigliera di parità Carmelina Fierro e della consigliera delegata alle pari opportunità Giulia Corazzi della Provincia di Rimini.

“Abbiamo appreso con sgomento dell’arresto della ex presidente della onlus Butterfly, accusata dei reati di truffa, estorsione, minaccia e falso – commentano-. Ci sono indignazione, rabbia e dolore nel nostro sgomento. Indignazione perché siamo di fronte a reati gravissimi perpetrati nell’esercizio di una attività che dovrebbe essere pura e immacolata, in quanto fondamentale supporto e sostegno delle donne maltrattate e vittime di violenza. C’è poi rabbia, che non è mai un bel sentimento, ma siamo purtroppo consapevoli che, come in altre vicende analoghe, il discredito generato da questo caso possa piombare su tutto un mondo innocente, fatto di persone perbene e di lavoro serio e irreprensibile, minando la fiducia in un percorso e in un sistema costruiti pazientemente e con fatica».

«E infine – concludono – c’è dolore, perché pensare a quelle donne in difficoltà che chiedendo aiuto si sono imbattute in una frode stringe il cuore, ancor più a noi che siamo donne come loro. L’indignazione e il dolore purtroppo resteranno perché non c’è un antidoto per questi. La rabbia per le conseguenze che potrebbero derivare da questo brutto episodio possiamo lenirla fino a cancellarla lavorando tutti insieme: distinguendo con raziocinio caso per caso dove sta il bene e dove il male, attendendo che la giustizia faccia il suo corso e punisca chi ha sbagliato, senza che un’ombra di sospetto si allunghi su tutto un mondo, quello di chi lotta contro la violenza sulle donne, che è una conquista e un presidio di civiltà del nostro tempo».

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